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La Biblioteca Angelica
Documentario integrale
Fondata dal vescovo agostiniano Angelo Rocca, la Biblioteca Angelica di Roma, annessa all'ex convento di S. Agostino in Trivio, fu la prima biblioteca europea aperta al pubblico. Nel 1604, infatti, in ossequio alla disposizione testamentaria di Rocca, la libreria conventuale dei frati agostiniani divenne una biblioteca 'd'uso pubblico'. Dopo il 1870, con la formazione dello Stato unitario, la Biblioteca Angelica rappresentò una delle principali biblioteche statali di Roma. Attualmente il patrimonio librario della Biblioteca raggiunge la consistenza di oltre 200.000 volumi tra Fondo antico e Fondo moderno.
La Biblioteca Angelica di Roma, situata a pochi passi da Piazza Navona nello storico palazzo di S. Agostino, fu istituita per volontà del vescovo agostiniano Angelo Rocca (1545-1620), che nel 1604 ne decretò l’apertura destinandola a “beneficio pubblico” di Roma e d’Europa. L’edificio, le cui origini risalgono alla fine del ’400, divenne parte integrante del complesso monumentale sorto, insieme all’attigua chiesa di S. Agostino, intorno ad un convento medievale che, già dalla fine del XIII secolo, ospitava i frati appartenenti all’Ordine Agostiniano. La struttura originaria subì, nel corso degli anni, numerosi interventi architettonici, con la ricostruzione, tra il 1479 e il 1483, dell’attuale basilica di S. Agostino, e l’ampliamento e la completa riedificazione del convento su progetto dell’architetto Luigi Vanvitelli, per incarico nel 1746 di Agostino Gioia, all’epoca priore generale dell’Ordine degli Agostiniani. Nel 1753 si decise di intervenire anche sulla struttura della parte conventuale che gli agostiniani sin dalla metà del Seicento avevano destinato alla biblioteca, divenuta ormai insufficiente a conservare i volumi che negli anni avevano accresciuto le sue raccolte. I lavori, che si conclusero nel 1765, implicarono non soltanto il rifacimento della volta e del disegno della scaffalatura, ora ripartita su tre ordini, ma anche un ampliamento e una radicale ridistribuzione dei volumi e la compilazione di un nuovo catalogo. Il salone di lettura, il cosiddetto “vaso” Vanvitelliano, opera iniziata da Francesco Borromini prima della sua morte avvenuta nel 1667, è circondato da un’alta scaffalatura lignea opera di Nicola Fagioli e ancora oggi conserva i circa 100.000 volumi del Fondo Antico. Le prime tracce della presenza di una biblioteca all’interno del convento di S. Agostino risalgono al 1328, quando i frati riuscirono a sottrarre al saccheggio di Ludovico il Bavaro, oltre ad alcuni oggetti preziosi e paramenti sacri, i libri destinati alle funzioni religiose e i manoscritti copiati per il loro studio e la loro formazione. La conservazione di questo patrimonio, che si andava man mano arricchendo grazie ai libri dei frati defunti e alle donazioni di personalità laiche o religiose vicine al convento, veniva indicata nelle Costituzioni, che fornivano anche indicazioni sull’organizzazione della biblioteca e sui compiti del bibliotecario. Nel corso degli anni, umanisti, mecenati, nobili romani e cardinali lasciarono al convento le loro collezioni, contribuendo in maniera determinante a rendere la biblioteca agostiniana un qualificato centro di studio. Tra essi si ricordano il cardinale Guglielmo d’Estouteville (1412-1483), il giurista Giovanni Baroncelli (m. 1468), l’umanista Maffeo Vegio (1407-1458), grazie alle cui donazioni prende corpo il primo nucleo della biblioteca del convento di S. Agostino. Ma è solo grazie all’iniziativa di Angelo Rocca che la biblioteca muta radicalmente la sua storia: all’indomani della fusione della sua raccolta libraria (20.000 volumi ca.) con quella del convento la biblioteca apre al pubblico e diventa punto di riferimento centrale nella vita culturale romana. Profondo conoscitore della lingua ebraica e caldaica, oltre che del greco e del latino, collaboratore a Venezia di Aldo Manuzio e, dal 1585, correttore della Tipografia Vaticana e Segretario della Congregazione dell’Indice, Rocca porta a termine il progetto di costituire la biblioteca agostiniana come prima biblioteca pubblica di Roma, affidandone la gestione ai frati agostiniani. Ai volumi lasciati da Angelo Rocca si aggiunsero nel 1661 i circa 3.000 volumi a stampa che Lukas Holste, custode della Biblioteca Vaticana, lasciò alla Biblioteca. Nel 1762 l’acquisizione della ricchissima biblioteca del cardinale Domenico Passionei (1682-1761), che comprendeva principalmente le opere sul pensiero di S. Agostino e sull’attività dell’Ordine agostiniano, la storia della Riforma e della Controriforma con particolare attenzione all’Italia, nonché i testi delle controversie religiose dell’epoca, raddoppiò il patrimonio bibliografico dell’Angelica. La Biblioteca oggi possiede più di 1.100 incunaboli, tra i quali si segnala un esemplare del primo libro a caratteri mobili stampato in Italia, il De Oratore di Cicerone, e circa 20.000 edizioni cinquecentine, oltre a 540 esemplari di edizioni di opere rappresentative di tutta la produzione tipografica e dell’iter tecnico artistico di Giambattista Bodoni. Dal 1873, anno in cui termina la gestione della biblioteca da parte dell’Ordine agostiniano, il patrimonio librario si è arricchito di 171 manoscritti e 599 libri a stampa provenenti dalla biblioteca dei Principi Massimo, raggiungendo oggi la consistenza di oltre 100.000 volumi di Fondo Antico e di circa 100.000 volumi di edizioni italiane e straniere moderne. Dal 1940 la Biblioteca Angelica conserva in deposito circa 14.000 volumi di proprietà dell’Accademia Letteraria dell’Arcadia. Testimoni di un’eredità storica, culturale e sociale molto variegata, la Basilica di S. Agostino, i saloni dell’ex convento dei frati agostiniani, oggi sede dell’Avvocatura Generale dello Stato, e la Biblioteca Angelica, a distanza di molti secoli costituiscono un crocevia di antichità e modernità, di memoria e di attualità che si integrano e si alimentano in uno scenario suggestivo sospeso tra passato, presente e futuro. Già da alcuni anni il Salone Monumentale della Biblioteca Angelica ha prestato la sua straordinaria scenografia ad alcuni celebri registi che lo hanno scelto come set ideale per i loro film. Tra questi Dario Argento con Inferno, Vittorio De Sica con Il Giardino dei Finzi Contini, e, più recentemente, nel 2008 Ron Howard vi ha girato alcune scene del suo Angeli & Demoni basato sull’omonimo best-seller di Dan Brown.

Tiziana Provvidera

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